martedì 18 gennaio 2011




da Gennaio Prima che sia Buio di Ilaria Guidantoni è disponibile sul Catalogo on-line della Hoepli, la grande libreria on line


La Grande Libreria Internazionale Hoepli è una tra le più grandi librerie in Italia. La Libreria situata nel cuore di Milano, ospita oltre 500.000 libri, distribuiti in uno spazio espositivo di 6 piani. Specializzata nella vendita di libri , la Libreria conta oltre 40 librai esperti in tutti gli argomenti.
Il primo luglio 2005 ha visto la luce la Grande Libreria Online, il sito web che ha reso accessibile a tutti, senza limitazioni geografiche, i libri di una delle più grandi librerie europee. Il sito specializzato nella vendita online mette a disposizione degli utenti gli oltre 500.000 libri della libreria fisica di Milano e la possibilità unica di scegliere e acquistare i propri libri a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo.

La Grande Libreria Hoepli
è stata fondata nel 1870 da Ulrico Hoepli nel centro di Milano, in corso Vittorio Emanuele. Dopo la seconda guerra mondiale la Libreria si è spostata nell'attuale sede di via Hoepli a Milano: progettata dagli architetti Figini e Pollini, è stata inaugurata nel 1958. La Grande Libreria Hoepli si è da sempre distinta per la varietà dei libri in vendita, per la molteplice offerta di servizi e per la disponibilità di libri e riviste straniere.

www.hoepli.it

lunedì 17 gennaio 2011

Riflettendo sulla rivoluzione tunisina

Roma, 17 Gennaio 2010

A tutti coloro che sapendo hanno fatto sentire la loro voce,
a coloro che hanno solo intuito e mi sono stati vicini,
a quelli che non sanno, non hanno capito o si sono distratti


Leggendo gli avvenimenti tunisini di queste settimane si annuncia un lunedì nero anche se speriamo che torni il sole presto.
Scrivo queste poche righe soprattutto per ringraziare di cuore gli amici, tutti coloro che mi sono stati vicini. Grazie per esserci stati e avermi sostenuta, informata, aiutata praticamente ma soprattutto ascoltata.
Oggi inizia una nuova storia per la Tunisia, nel segno della possibilità, con tutta l'ambiguità e i rischi della libertà, difficile e probabilmente più lunga di una scadenza elettorale - 60 giorni - incredibile da rispettare dopo 23 anni senza elezioni libere.

Nella mia piccola cronaca locale, quella personale,i pezzi sono tornati a posto nel puzzle. Ho vissuto un clima surreale e di sospensione, ma anche di incredulità, di trovarsi precipitata dal clima natalizio nel mezzo di una rivoluzione che in qualche modo mi ha toccata, interessando persone vicine negli affetti. Parlo di rivoluzione perché così dicono i miei contatti tunisini e nel Maghreb, forse la prima volta che nel mondo arabo la ribellione è autenticamente popolare.
Per quanto mi riguarda, io spero di tornarci presto e di vedere lo sforzo della ricostruzione e sto vivendo con nostalgia questi giorni di lontananza da luoghi che ormai mi appartengono un po’.


Questa vicenda drammatica, soprattutto per chi ha perso la vita e che forse sarà un giusto strumento di una storia che altri vivranno ma per i quali provo solo dolore, pensando soprattutto alle famiglie che restano spezzate, fa riflettere come molti accadimenti che ci scombussolano e mettono a nudo la nostra fragilità.

Al di là degli aspetti più interiori che ognuno vive dentro se stesso interrogandosi sulla vita restano osservazioni più quotidiane, quelle sull'amicizia e sulla solidarietà delle quali ho avuto in questi giorni una prova toccante e calorosa.

Un'altra osservazione, molto amara, è sulla disinformazione imperdonabile nell'era di Internet che ci fa credere una realtà deformata, che è disattenta. Come sempre nella complessità dei giorni ci interessiamo - com'è ovvio che sia - a quella parte di pubblico che tocca il nostro privato soprattutto emotivo e in questi giorni tremendi non ho fatto che rimproverarmi della mia disattenzione verso quello che è così vicino a noi da non essere messo a fuoco semplicemente perché non ci tocca.
La Tunisia è più vicina di Pantelleria alla costa siciliana e accoglie migliaia di italiani su una popolazione complessiva di appena 10 milioni. Il nostro Paese è il secondo partner commerciale, ha insegnato ai tunisini a mangiare la pasta quotidianamente e loro hanno insegnato ai nostri siciliani a condirla con la salsa al pomodoro.
Eppure il suicidio di un laureato costretto a fare il venditore ambulante, a Sidi Bouzid, del 17 dicembre, è arrivato sulla nostra stampa e solo su' Il Fatto Quotidiano, 10 giorni dopo e per il resto è stato silenzio fino ai primi giorni di gennaio quando i moti dell'Algeria, irrisori a confronto, ma di un Paese evidentemente non amico dell'Italia, hanno consentito di lasciar spazio per citare una notizia che era stata 'bucata' clamorosamente dalla TV. Strano. Le emittenti televisive non trasmettono servizi che non hanno avuto spazio in un tg il giorno seguente perché lo trovano vecchio.
E' emerso, a distanza di giorni, quasi solo su agenzie straniere, che i nostri governi passati avevano aiutato Ben Ali a salire al potere coinvolgendo i servizi segreti e che già un noto generale aveva rivelato questo (non ci sono state in questi giorni contestazioni); che i nostri imprenditori scelgono comunque la Tunisia perché è meglio del nostro sud visto che si paga 'ufficialmente' un pizzo e poi si è tranquilli e si riesce a lavorare. Insomma una mafia di Stato trasparente e controllata dalla polizia che è una garanzia, con regole certe e senza troppe faide. In fondo si rischia solo di avere 24 ore per lasciare il paese. Naturalmente accanto alla connivenza c'è anche un'imprenditoria sana italiana che ha dato il proprio plauso alla rivoluzione tunisina e ha deciso di non fermare mai la produzione.

Per chi lavora lì nelle istituzioni – che spesso pensiamo anche privilegiato - mi sono accorta che non c'è stata la dichiarazione di un politico, di un ministro, un'assistenza logistica per il rimpatrio. Eppure abbiamo e abbiamo avuto - in par condicio politica - un sottosegretario agli esteri con delega al Magreb e di stanza in Tunisia. La Commissione europea? Sembra inesistente. Certo forse quando scopriremo che molti tunisini chiederanno asilo politico in Sicilia, ci accorgeremo che qualcosa è successo. A proposito: molti dei piloti aerei hanno già chiesto asilo in Francia e non sono più tornati in patria. Solo alcuni imprenditori si sono organizzati, appunto privatamente e a proprie spese.

A qualcuno o forse a molti piace soprattutto il lusso a buon mercato e l'illusione della laicità perché ostentando lo spettro dell'integralismo religioso si promette modernità senza libertà, si prospetta di vivere godendo dei beni materiali, alcool e sesso compreso, senza pensare.
E' anche comodo tutto sommato.

In questo momento il paese è diviso tra polizia, legata a Ben Ali e tendenzialmente conservatrice, e l'esercito più vicino al popolo che da solo però non riesce a tenere il Paese; poi ci sono gli infiltrati che approfittano della situazione anche perché l'ex presidente ha dato ordine di aprire le carceri, non solo ai prigionieri politici ma anche ai delinquenti comuni: che muoia Sansone con tutti i Filistei. E sono cominciati saccheggi e vandalismi. Ghedafi dalla Libia, nostro paese amico come ben sappiamo, ha dichiarato in ogni caso che lui riconosce tuttora come presidente della Tunisia Ben Ali e ha lasciato intendere che potrebbe vigilare sul Paese.

Qualche volta le guerre si fanno in nome della religione, qualche altra volta in nome della laicità ma il senso non cambia.

Per fortuna i tanto bistrattati giovani tunisini considerati i 'molli' del mondo arabo, gli effeminati del nord Africa hanno dimostrato di dar vita alla prima rivoluzione vera del popolo in questa cultura. E' stata chiamata la rivoluzione del gelsomino. Speriamo che non diventi color sangue e che divenga una transizione perché come sa bene chi mastica un po' di storia, ogni rivoluzione che si rispetti ha le sue vittime e di solito si trasforma presto in una restaurazione.

Mi auguro che nessuno strumentalizzi il desiderio di parola e di condivisione, del libero pensiero e scelta a fini politici, religiosi e ideologici e che soprattutto il valore della vita nella sua dignità non venga messo in discussione nemmeno quando si tratta del rispetto per la vita degli oppressori.

Ilaria

LA CORSA DI MIGUEL




Chi era Miguel?

Miguel Benancio Sanchez amava la vita, l’atletica, l’Argentina, il suo Paese.
Quando una banda 
paramilitare lo sequestrò a casa sua, nella notte fra
 l’8 e il 9 gennaio 1978, trovò la bandiera bianca e
 celeste attaccata alla parete.
Gli chiesero:
”Perché?”. E lui rispose: “Perché sono argentino”.
Aveva 25 anni quando gli bendarono gli occhi e lo
 infilarono sul Ford Falcon nero, triste e ricorrente
 presenza di quegli anni infami governati da una feroce
 dittatura.

LO ZUCCHERO
Miguel era nato l’8 novembre del 1952,
 a Bella Vista, provincia di Tucuman, Nord 
dell’Argentina, famosa per la coltivazione della canna
 da zucchero. Anche lui lavorò da bambino in questo 
campo prima che l’intera area entrasse in crisi.

LA VALIGIA DI CARTONE
Allora, a 18 anni, prese la
sua valigia di cartone e seguì i fratelli che erano 
già partiti per Buenos Aires. Fu qui che cominciò una
 nuova avventura.

IMBIANCHINO
Faceva l’imbianchino e il calciatore
 prima di scoprirsi innamorato dell’atletica. Giocava 
nella quarta divisione con il Gymnasia y Esgrima de La
Plata.

ATLETA
Ma l’atletica lo conquistò. Si allenava di
 mattina presto e alla sera tardi con il tecnico 
Osvaldo Suarez, mitico personaggio che aveva vinto tre
 volte la Corrida di San Silvestro.

LUOGHI
Di mattina, all’alba, andava a correre
 costeggiando un campo da golf, a Ranelagh. Di 
pomeriggio finito il suo lavoro, era stato nel
 frattempo assunto al Banco de Provincia, sceglieva la
 pista di Villa Dominico, dove c’era Suarez.

UNA MELA
La sua giornata era infinita. Sveglia con 
una mela, primo allenamento, treno, lavoro, ancora 
allenamento, scuola serale per completare quegli studi 
che non aveva finito. A volte rientrava all’una di
notte.

ADAM
Aveva tanti fratelli e sorelle, in tutti erano
dieci. A Villa Espana, periferia di Buenos Aires molto
 umile, c’era anche il suo cane Adam: dopo la sua 
sparizione non abbaiò più, aveva perso la gioia di
vivere.

PERONISTA
Miguel s’impegnava politicamente nella
 Gioventù Peronista: aveva pianto il giorno dei 
funerali di Peron, nel 1974. Ci si vedeva con i
 ragazzi del quartiere, ma negli ultimi anni gli 
impegni di lavoro e con l’atletica, ridussero molto la
sua politica.

COSA ACCADDE
In Argentina si spariva per niente,
per fare politica, per difendere i diritti delle
persone o semplicemente per avere un amico “sbagliato”
o finire su un’agenda telefonica “pericolosa”. Chissà
cos’accadde a Miguel.

POETA
Era un poeta autodidatta. Il suo “Para vos 
atleta”, “Per te atleta”, fu pubblicato dalla Gazeta
 Esportiva di San Paolo, il 31 dicembre del 1977, nove
 giorni prima della sua sparizione. Era un inno alla
corsa. Ma Miguel scriveva di tutto: atletica,
 Argentina, soprattutto amore. Tanto amore che aveva
 voglia di dare e di ricevere


LA CORSA DI MIGUEL A ROMA

Organizzazione. Il Club Atletico Centrale organizza domenica 23 gennaio 2011 la dodicesima CORSA DI MIGUEL, di km. 10.150, con ritrovo alle 8.30 e partenza alle 10 in via dei Campi Sportivi. La gara è aperta ai tesserati Fidal e agli enti di promozione sportiva nelle categorie junior, promesse, senior, amatori uomini/donne, master. La partecipazione alla non competitiva di km. 2.800 è libera.

www.lacorsadimiguel.it

domenica 2 gennaio 2011

Rileggendo Buonanotte Aisha


Rileggendo Buonanotte Aisha
di Liliana De Fabris, Psicologa

Premessa
La lettura e l’ascolto del racconto “Buonanotte Aisha” ha suscitato in me, che da oltre trent’anni mi occupo dei problemi psicologici e affettivi della famiglie in difficoltà, alcune riflessioni. Con grande efficacia letteraria la scrittrice ha dimostrato comprensione e condivisione per le vicende dolorose delle due protagoniste e mi ha riportato indietro nel tempo, quando adolescente, con la mia famiglia, vivevo in Africa, dove sono nata, al confine tra Kenya e Somalia.
Anche allora, come oggi, le ragazze appena sviluppate erano considerate in età da marito – io stessa ero ritenuta una zitella a 14 anni! – e per quelle che non si sposavano i rischi di violenza erano relativamente facili.

Il racconto
Aisha-Eloise: due donne diverse per condizione economica e sociale, cultura, età, colore della pelle ma accumunate da uno stato di profonda infelicità. L’una perché colpita nella sua dignità di donna, l’altra perché privata della maternità.
Più forte la prima che, pur essendo stata violentata già all’età di 12 anni e avendo avuto più figli, non voluti, in quanto frutto di ulteriori violenze, ma amati e da mantenere, rifiuta un matrimonio riparatore per non cadere poi nella condizione della dipendenza dalle altre mogli del padre di alcuni dei suoi figli e preferisce vivere come una questuante sulla strada ma con dignità, senza prostituirsi.
Più fragile la seconda, ma non meno profondamente ferita dalla maternità negata e dall’amaro rimorso di scelte sbagliate.
Il loro incontro all’inizio è stato “un incontro di disperazione e solitudine…”, al tramonto, con la sola certezza da parte di entrambe di non avere più nulla da perdere e che quella notte sarebbe potuto essere l’ultimo tempo da vivere. Ma, prima che scenda il buio, una luce si riaccende, quella della speranza.

L’analisi psicologica
Aisha, dai sentimenti semplici, propri della cultura centroafricana, comprende con immediatezza che quella donna bianca dia capelli rossi avrebbe potuto cambiarle la vita, si sente più forte e più serena tanto da manifestare questi sentimenti sui suoi manufatti: le bambole di stoffa da lei cucite avevano pian piano cambiato aspetto ed assumevano le sembianze di bambini come li desiderava davvero, con gli occhi dritti e i fiori sulle vesti. E fu proprio con la comparsa di uno di questi fiori, il girasole, simbolo della vita e del sole, il segno diagnostico di un ritorno pieno alla fiducia nella vita e nel prossimo. Importante la simbologia della bambola che oggi è spesso considerata, a torto, un giocattolo non più di moda e solo per bambine. L’educazione a prendersi cura, cullare, i propri oggetti, regali che mimano il bambino, la bambola, è funzionale all’educazione sentimentale e affettiva di tutti gli esseri umani, primariamente le donne.
Più lungo il percorso di Eloise, più debole psicologicamente dell’altra, condizionata da una cultura e mentalità diverse che ostacolano l’umiltà del chiedere aiuto. Da sola non sarebbe stata in grado di superare la sua desolazione e sofferenza senza la presenza filiale, proprio di colei alla quale, inizialmente, aveva offerto il proprio aiuto.
Quello che spinge le due donne a comunicare e a capirsi, al di sopra di tutte le forse provenienti dall’istinto, dall’ambiente, dall’emotività, si basa su un elemento irriducibile: la fiducia dell’uomo nell’uomo, e questo incontro così particolare, data la poca capacità che abbiamo noi donne di collaborare tra di noi, assume una grande varietà di sfumature e di comportamenti che vanno dalla scoperta della pietà, alla comprensione, alla collaborazione ed infine alla condivisione.
Un cammino fatto più di gesti che di parole, di quelli essenziali per consentire una comunicazione efficace tale da creare condivisione e quindi la possibilità di salvezza per entrambe.

Il ruolo di alfiere del femminile nella difesa della vita
Un’altra riflessione: perché il libro è dedicato “Ad una nuova vita” ed in particolare questo racconto ai bambini (watoto) del Kenya proprio in occasione del Natale? Cosa significa Natale? La nascita del Bambino Gesù è un messaggio di vita da portare ad altri bambini e la piccola donna ebrea, fino allora sconosciuta, ma scelta da Dio, grazie alla sua maternità accettata con umiltà – “sono la serva del Signore” – ed assecondata da un semplice ‘fiat’, è stata assunta al vertice di tutte le donne di ogni tempo. La maternità e l’amore di un figlio e per un figlio è indubbiamente il fatto più importante nella vita di una donna. Generare e difendere la vita è un elemento fondamentale e fondante per ogni donna. Questo elemento non sempre è compreso pienamente e quindi condiviso dalle donne stesse, dipendendo dall’influenza dell’ambiente familiare, della società, dei messaggi inviati dai mass media e dalla propria elaborazione psicologica, affettiva.
Nonostante ciò siamo per diritto e per dovere procreatrici e testimoni della vita, bene sacro da difendere: quando una donna genera un bimbo prosegue il capolavoro immortale della creazione divina.
E’ questa una difesa molto difficile da portare avanti: abbiamo bisogno di essere aiutate in un mondo diventato incomprensibile a noi stesse. Incontriamo ostacoli di ogni genere che sembrano negare quello che altrove si attende, come il diritto alla maternità. Un esempio eclatante lo vediamo nel mondo del lavoro dove non esistono sufficienti tutele per la madre lavoratrice che può vedersi negato il diritto ad avere figli attraverso la promessa di licenziamento o, una volta nato il figlio, non strutturando luoghi di accoglienza per il piccolo. O riconoscendo diritto alla vita a legami chiusi alla procreazione. Cosa possono fare le donne in una mondo dove la fertilità è considerata spesso come una malattia? Dove una legge garantisce il diritto ad abortire ma non a vivere?
E’ necessaria una più profonda comprensione dell’identità femminile, dei doni e dei talenti di ogni donna, per evitare complessi di inferiorità o di superiorità nei riguardi dell’altro sesso, ribadendo il concetto a noi caro di ‘uguaglianza nella diversità’ nei ruoli e nelle funzioni sociali e lavorative.
In età moderna lo sviluppo della tecnica e della scienza ha reso preminente l’importanza dell’intelletto, superando di fatto le differenze ataviche psicofisiche tra maschio e femmina.
Nonostante ciò dobbiamo riconoscere che, malgrado, la Convenzione Onu sull’eliminazione di discriminazione verso le donne, firmata nel 1979 dai delegati di 130 Paesi del mondo, in un gran numero di Nazioni ci si rifiuta ancora di accordare alle donne dignità umana e il rispetto che meritano semplicemente come esseri umani.
E non credo neppure nella lotta femminista di vecchio stampo, per me controproducente in quanto creatrice solo di antagonismi. Ritengo invece, come psicologa cattolica che il problema non sia né sociale, né economico, ma essenzialmente culturale, spirituale e psicologico: solo se si darà la massima importanza ai valori cardinali della vita individuale e collettiva e alla loro applicazione prativa, la donna, alfiere della sacralità della vita. Riacquisterà rispetto e dignità.
Grazie Ilaria

lunedì 27 dicembre 2010

Prima che sia buio ospite sullo scaffale di LIbri oggi


Prima che sia buio di Ilaria Guidantoni, edito da Colosseo ed. , ospite per tutto dicembre e gennaio dello scaffale libri nella trasmissione televisiva cultura e informazione libraria ideata e condotta da ANDREA MENAGLIA, insieme a Maria Luisa D’Austria la donna che tradì Napoleone di Antonio Spinosa edito da Mondadori e I diari di Mussolini veri o presunti edito da Bompiani.
La trasmissione va in onda Su GOLD TV - Canale satellitare 856 (piattaforma Sky) e in contemporanea su GOLD TV e GOLD ITALIA digitale terrestre OGNI DOMENICA ore 19.30 e su Lazio tv IL GIOVEDI alle 22.30

I diari di Mussolini veri o presunti L'eredità di un ex partigiano recentemente deceduto che aveva partecipato all'arresto di Mussolini rivela una scoperta clamorosa: sei taccuini di più di trecento pagine ognuno, attribuibili al Duce e recanti una testimonianza autografa degli anni dal 1935 al 1942. Inizia così una delle vicende editoriali più appassionanti degli ultimi anni, che ruota attorno ai "Diari di Mussolini": la comunità scientifica e la stampa si sono divise sull'autenticità degli scritti, con illustri sostenitori a favore e contro. Se ancora dibattuta è l'attribuzione dei diari, è certo il loro valore e interesse storico e artistico: un documento inedito che racconta i retroscena degli anni che hanno segnato la storia moderna del nostro paese. Il primo volume è dedicato al 1939, anno dell'invasione tedesca in Polonia, scintilla della seconda guerra mondiale: i rapporti con Hitler, i contatti con Churchill e gli Alleati, le incertezze sull'ingresso in guerra, i commenti al vetriolo sui gerarchi fascisti, un diario quotidiano che descrive la personalità di uno statista, i suoi errori e le sue debolezze attraverso un testo di grande intensità.

Maria Luisa D’Austria la donna che tradì Napoleone di Antonio Spinosa

Più di tante altre grandi protagoniste della storia Maria Luisa d'Austria, figlia dell'imperatore Francesco I, moglie di Napoleone e infine duchessa di Parma e Piacenza, è una figura enigmatica di sovrana che visse molte esperienze e di cui non è facile cogliere, dietro la formalità dei resoconti d'epoca, la vera natura. In questa nuova biografia Antonio Spinosa, con la consueta sapienza del narratore di storia, ne rivela fortune e miserie, senza farsi tentare dall'agiografia ma senza dimenticare l'umana comprensione per una donna che fu più volte vittima della ragion di Stato. Al di là dei ritratti ufficiali, la futura sposa di Napoleone ci viene presentata come "una creatura puerile, timida, goffa, di orizzonti assai limitati". Una creatura che comunque raramente poté scegliere. Chiesta in moglie a diciannove anni, per motivi dinastici, da quello che per il suo Paese era stato il nemico più spietato, il 'nuovo Tamerlano', l''Anticristo', dovette piegarsi agli interessi dell'Impero asburgico; le sue nozze non furono benedette dal papa, che non aveva riconosciuto il divorzio di Napoleone da Giuseppina; il figlio, l''Aiglon', le fu sottratto fin dalla nascita, in ossequio al rigido protocollo di Corte; la caduta dell'imperiale marito travolse anche lei, che non ebbe il coraggio di serbar fede al proprio ruolo e abbandonò Napoleone, e il figlio di pochi anni, al loro destino. Questa donna, cui le apparenze attribuiscono una scarsa statura morale, si riscattò nelle nuove e più circoscritte vesti di Maria Luigia, passando dal trono più prestigioso d'Europa al minuscolo ducato italiano, e dall'eccelso e terribile consorte a due più premurosi mariti (e molti amanti). A Parma la sovrana è ancora oggi ricordata con affetto e ammirazione, per aver introdotto riforme, incoraggiato opere pubbliche, trasformato la città in una piccola 'Vienna italiana'; e inoltre per aver mostrato indulgenza, grazie anche ai consigli dei suoi ministri più preveggenti, nel giudicare i carbonari e le società segrete di ispirazione liberale. Alla sua morte, nel 1847, sulla scena italiana già operavano Carlo Alberto, Mazzini e Garibaldi. L''Empire' napoleonico era crollato, si apriva l'età moderna.

mercoledì 22 dicembre 2010

Lettere dai lettori: Incontrarsi tra le righe



Se il poeta fa da specchio


<
Mi ha colpito molto… ci sono momenti in cui ritrovo me stesso, i miei pensieri…

La vita spirituale è fatta anche di questo, di “incroci”, di sovrapposizioni di percorsi a volte sorprendenti.

La contemplazione del mare, il coraggio di non voltarsi indietro, raccogliendo l’eredità del cuore...

Guardare avanti per dimenticare…

Lo sguardo in alto… con i piedi ben piantati nel terreno. >>

A.F., Ingegnere

venerdì 17 dicembre 2010

Un viaggio a tappe per incontrare l’altro che è in noi


Prima che sia buio
In ordine sparso seguendo un filo

Un viaggio a tappe per incontrare l’altro che è in noi

di Ilaria Guidantoni



Roma, 16 Dicembre 2010 - Si è concluso ieri sera alla libreria Mondadori Faggiani Next Door di Roma con un brindisi natalizio il viaggio di presentazione per l’anno 2010 del secondo libro, Prima che sia buio. In ordine sparso seguendo un filo, della giornalista politico-economica Ilaria Guidantoni.
Filo conduttore della serata, che si è snodata tra letture, interviste e musica, l'avvicinarsi della fine dell'anno e l'invito, Prima che sia Buio, ovvero Prima che sia tardi, troppo tardi, a lanciare una sfida perché si torni alla speranza da nutrire quotidianamente con un impegno in prima linea, senza facili illusioni, né ripiegamenti.
Un brindisi ad un nuovo anno, dedicato ad una nuova vita.
La serata, tra le note del sax di Corrado D’Ippolito, la voce di Laura Sales, condotta dal giornalista ed Economista Enea Franza, ha fornito ancora nuovi spunti ed osservazioni alle possibili interpretazioni di questo testo che via via sta assumendo una propria vita, a dispetto o ad integrazione, di quella creata dall’autrice. Una vita che cresce e si trasforma grazie agli interventi del pubblico, alle letture sempre nuove dei relatori invitati, degli artisti incontrati lungo il percorso.
La scelta dell’autrice è, infatti, quella di presentare il proprio libro come un viaggio a tappe senza repliche in cui si toccano le tematiche collaterali alla scrittura. Il libro come mezzo per immergersi nella riflessione e nella condivisione di linguaggi sociali e artistici differenti.
Un viaggio, iniziato giovedì 4 novembre presso la libreria romana Tra le righe con il titolo Prima che sia buio accendi il diritto alla vita a sostegno della campagna Io pretendo dignità con la quale Amnesty International intende porre i diritti umani al centro della lotta contro la povertà, perché proteggere i diritti di chi vive in povertà non è solo un'opzione: è un elemento essenziale di qualunque soluzione. E’ la notte africana che cala improvvisamente e che porta il gelo e la paura soprattutto per le donne a dominare questo primo incontro, condotto dal giornalista sportivo Valerio Piccioni. Prima che sia buio diviene così una metafora della notte africana e La povertà della donna: una questione sociale prima che economica.
A seguire, sempre nel mese di novembre, il 23 novembre, una seconda tappa, dal titolo Emozioni erranti, la rappresentazione come decodificazione. Quando il dolore trova condivisione, incontra la parola raccontata, la rappresentazione scenica, l’arte, diventa proposta creativa e si incammina sulla strada della gioia, presso la libreria L’Argonauta di fronte al nuovo Macro.
Un vero e proprio percorso che, partendo dalla parola scritta, attraverso la decodificazione della vita e la sublimazione dell’emozione, con il connubio di musica e recitazione è diventata e diventa arte. La serata, condotta dall’editore Andrea Menaglia, ha visto come relatore l’artista padovano, pittore e fotografo, Agostino Rocco che ha portato l’attenzione sul femminile. <>.
Il 14 dicembre, presso il ristorante Le Cappellette di Roma, terza tappa del viaggio, sotto la guida del metereologo de LA7, Paolo Sottocorona: La sacralità della vita e il femminile come alfiere. Il femminile custode della dignità della vita e vittima della negazione dei diritti civili. Una tavola rotonda ricca ed impegnativa che si è interrogata sulla sacralità della vita puntando, questa volta, la lente di ingrandimento sul femminile come alfiere. Un femminile che si fa custode della dignità della vita, della vita come dono e dovere di essere vissuta al meglio; una vita di cui non si deve sprecare un attimo; una vita che è sacra in quanto data senza essere richiesta. Prima che sia buio, con la lettura di “Buonanotte Aisha”, racconto di Natale, dedicato ai bambini di Watoto, Makobeni-Kenya,è stato utilizzato come spunto di riflessione sulla sacralità della vita da un tavolo di relatori, rappresentanti di ambiti differenti: il Direttore della Domus Sanctae Marthae in Vaticano, Monsignor Aldo Tolotto; il Primario radiologo dell’ospedale San Giovanni in Laterano di Roma, Carlo Simili; la Psicologa Liliana De Fabris e il Senatore Lucio D’Ubaldo, della Commissione Finanze.
Il testo, grazie ad una scrittura che lascia aperta la porta alla riflessione, alla condivisione, a differenti interpretazioni, diviene testo drammaturgico per platee sempre differenti che si confrontano sul gioco dell’esistenza. Un gioco misterioso dal volto contraddittorio che ognuno si trova a vivere, divenendone con il passare del tempo sempre più consapevole, come un alfiere che gioca la sua unica partita a scacchi.
Prima che sia buio, viene definito un testo aperto; un testo che si dona all’interpretazione; parole non autoreferenziali, non confinate al mondo dello scrittore ma, parole che diventano terreno fertile per i differenti linguaggi artistici. Parole che, una volta divenute libro, testo stampato, escono dal mondo dell’autrice e diventano patrimonio comune; terreno fertile per metafore e vissuti sempre differenti. Parole che mutano la loro natura, che si trasformano nelle proiezioni degli altri. Parole che decodificano, a volte, alla stessa autrice parti di lei ancora sconosciute o ignote fino a quel momento.
Il viaggio di Prima che sia buio sembra riprendere l’idea di un palcoscenico itinerante, che si adatta di volta in volta allo spazio ospitante, alla platea a cui si rivolge, alle domande che si concretizzano, ai relatori e agli artisti che ne fanno parte. Sono previste nuove tappe già dalla fine di Gennaio nel cuore di Roma.

Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata", 16 maggio 2012, libreria N'Importe Quoi, Roma

Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata", 16 maggio 2012, libreria N'Importe Quoi, Roma
Ilaria Guidantoni insieme all'attore teatrale Giuseppe Bisogno, che ha curato le letture, e al musicista Edoardo Inglese, autore di una selezione di brani musicali

"Tunisi, taxi di sola andata" a Milano, 19 aprile 2012

"Tunisi, taxi di sola andata" a Milano, 19 aprile 2012
Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata a Milano", libreria Milano Libri. Insieme all'autrice, Ilaria Guidantoni, il presidente del Touring Club Italiano, Franco Iseppi, e Laura Silvia Battaglia, inviata esteri di Avvenire. Letture a cura dell'attore Michele Mariniello

Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata", libreria N'Importe Quoi di Roma, 13 aprile 2012

Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata", libreria N'Importe Quoi di Roma, 13 aprile 2012
Ilaria Guidantoni ospite di RADIOLIVRES, con Vittorio Macioce, caporedattore de' Il Giornale, ed Edoardo Inglese,"musicante", in una serata di parole e musica

Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata" presso il Rotary Club di Marina di Massa, 29 marzo

Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata" presso il Rotary Club di Marina di Massa, 29 marzo
L'autrice tra Lorenzo Veroli, il Segretario del Club e Chiara Ercolino

Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata" presso la libreria Griot di Roma, 28 marzo 2012

Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata" presso la libreria Griot di Roma, 28 marzo 2012

Presentazione "Tunisi, taxi di sola andata", Roma, Sala stampa Camera dei Deputati, 28 marzo 2012

Presentazione "Tunisi, taxi di sola andata", Roma, Sala stampa Camera dei Deputati, 28 marzo 2012
Insieme all'autrice, Ilaria Guidantoni, l'on. Elisabetta Zamparutti (Radicali Italiani) e il giornalista tunisino Salah Methnani, inviato di Rainews24

Giovedi 1° marzo 2012, alla Centrale Montemartini di Roma, dalle ore 18.30 presentazione di "365D"

Giovedi 1° marzo 2012, alla Centrale Montemartini di Roma, dalle ore 18.30 presentazione di "365D"
Marzia Messina, ideatrice del progetto e realizzatrice per "Prima che sia buio" della foto dell'autrice

Il fotografo di 365D Sham Hinchey

Il 29 agosto di 365D

Con Raffaella Fiorito, mia vicina di calendario

Presentazione di "Prima che sia Buio", Galleria d'arte Barbara Paci, Pietrasanta, 16 Luglio 2011

Presentazione di "Prima che sia Buio", Galleria d'arte Barbara Paci, Pietrasanta, 16 Luglio 2011

Metti una sera d'estate, prima che sia buio...

"Prima che sia buio" incontra l'arte alla Galleria Barbara Paci di Pietrasanta

Ilaria Guidantoni e Barbara Paci

La scrittrice con i genitori

La scrittrice tra Daniela Argentero e Barbara Paci

La scrittrice tra gli amici

Leggendo "I giorni del gelsomino" con il pittore Agostino Rocco

Leggendo "Colibrì"

L'autrice con Agostino Rocco

A Jorio, dedicato a Pistoia, alla Toscana e a una città d'arte

Tra Firenze e Pistoia

Con il pittore Agostino Rocco tra parole e immagini