lunedì 12 marzo 2012

Intervista a Roberta Conigliaro ripresa da VerArte on line

Per seguirla direttamente...http://www.veraonline.it/verarte/artisti.php?c=4
VerArte online.it
Roberta Conigliaro intervistata su Il Chiasmo delle idee
08-03-2012 di VerArte


Ilaria Guidantoni conversa con Conigliaro ed entra nel mondo della rappresentazione e dell'arte. Il Chiasmo delle idee fa una tappa fuori dal palcoscenico per incontrare un altro tipo di rappresentazione, la scultura.
"Ho conosciuto Roberta Conigliaro, poco più di anno fa, a Roma, in occasione di una sua mostra, all'interno di un evento al quale io ero stata invitata. Le sue donne avvolte nei drappeggi, velate e morbide mi hanno colpito fin da subito per l'associazione con tante immagini impresse nei miei occhi da frequentatrice del mondo arabo e perché quei volti, incarnavano, senza saperlo, alcuni dei miei racconti. Ho deciso di seguire quelle creature e provare con discrezione a sollevare il velo... fino a dare loro appuntamento per parlare di maternità..."
Per l'intervista completa qui (www.ilchiasmodelleidee.blogspot.com)

giovedì 8 marzo 2012

Quinto appuntamento con Roberta Conigliaro





…entrando nel mondo della rappresentazione e dell’arte


Facciamo una tappa fuori dal palcoscenico per incontrare un altro tipo di rappresentazione, la scultura
Ho conosciuto Roberta Conigliaro, poco più di anno fa, a Roma, in occasione di una sua mostra, all’interno di un evento al quale io ero stata invitata. Le sue donne avvolte nei drappeggi, velate e morbide mi hanno colpito fin da subito per l’associazione con tante immagini impresse nei miei occhi da frequentatrice del mondo arabo e perché quei volti, incarnavano, senza saperlo, alcuni dei miei racconti. Ho deciso di seguire quelle creature e provare con discrezione a sollevare il velo…fino a dare loro appuntamento per parlare di maternità…

Non mi sono immaginata mamma. Nelle mie fantasie di bambina dicevo che da grande avrei voluto fare la zia e sono stata accontentata, da quattro nipoti. E in ogni caso li avrei voluti adottare. La mia posizione non è cambiata nel tempo anche se ho fatto i conti con questa idea. Oggi mi sono rimessa in discussione, anche se non mi sono mai sentita adatta in questo ruolo. Credo infatti che possa essere mamma solo al cento per cento e io non mi sarei mai perdonata una ‘sottrazione’; allo stesso tempo però, non so se sarei stata e sarei pronta a questa abnegazione. Oltre tutto la dedizione a un figlio è in qualche modo l’abbandono all’ignoto nel senso che è altro da sé ma totalmente legato al sé e ingovernabile anche se l’istinto di proiezione e controllo è inevitabile. Forse con l’arte ho sublimato la maternità, dando vita a creature, prevalentemente al femminile, anche se di materia dura… non direi però inerte.
Perché la scelta di questo soggetto? In generale figurativo, essere umano e donna?
Sono stata guidata. Non saprei dirlo. In qualche modo sono mie creature e in generale ho sempre avuto una forte attrazione per l’altro, una fascinazione soprattutto per le vite molto diverse da me. Anche la mia professione, prima di dedicarmi alla scultura a tempo pieno, testimoni quest’attenzione.
Forse prevale il desiderio di spaziare, conoscere e sostenere che di accoglienza in modo esclusivo?
Certamente quando si alleva qualcuno, si restringe l’obiettivo per concentrarsi su un percorso di costruzione. Probabilmente ho bisogno di conservare un margine di libertà e questo mi accade anche nel lavoro. Non riesco a creare su commissione; posso invece realizzare qualcosa a partire dalle mie opere se qualcuno le desidera magari con una variante. Non faccio mai copie infatti. Dalle mie opere desidero essere rappresentata anche per il modo con il quale nascono. In ogni caso ho con le mie figure un rapporto viscerale, quasi materno e per anni non sono riuscita a venderle.
E’ dunque arrivato il momento di fare un passo indietro: com’è nata la tua voglia di scolpire?
Per caso. In famiglia non c’era nessun creativo né vivevo in un ambiente artistico e non ho avuto una formazione ad hoc. Solo che negli ultimi anni universitari, ho ripreso la matita in mano e ho ricominciato a disegnare, che era una cosa che mi piaceva fin da bambina. Ed è stato il momento in cui ho cominciato ad appassionarmi alla fotografia. Dopo anni di studio ho sentito il bisogno di accedere ad una creatività manuale. Una volta espresso questo desiderio, mi è stata regalata della creta, che non avevo mai visto, né avevo idea di come si lavorasse. Con una naturalezza sorprendente è uscita una figura, ispirata a un mio disegno. E così sono partita. A lungo sono rimasta meravigliata di questa mia capacità, della quale non mi rendevo conto fino in fondo. Ho scoperto una dote in me che ho sentito come un dono al quale essere riconoscente e del quale mi sentivo responsabile. Non potevo ignorarlo. Il percorso è stato graduale anche perché la mia attività precedente si stava esaurendo…
Di cosa ti occupavi?
Sono laureata in psicologia, a’ La Sapienza di Roma, e dopo un tirocinio di un anno al San Giacomo alle emergenze per il ricovero psichiatrico, ho lavorato sei anni in una comunità di recupero per pazienti psicotici. L’altro ha sempre rappresentato il centro del mio interesse, come dicevo poco fa.
Hai seguito anche una formazione ad hoc successivamente, per la tua vita artistica?
Ho frequentato dei corsi estivi a Carrara, dove sono andata spesso. E’ stata un’esperienza molto importante per me, cresciuta al punto che due lavori non erano più compatibili ed era arrivato il momento di scegliere.

L’ultimo lavoro?
Negli ultimi due-tre mesi ho partecipato a fiere d’arte e la scorsa estate ho realizzato una personale sul tema del “Sud” nella mia città natale, Siracusa.
Il tema delle donne del sud è dominante nella tua produzione, solo che questa volta è stato dato un titolo come una vidimazione.
Sono stata sempre affascinata dalla cultura del Mediterraneo che credo una grande matrice comune; ora sto assaporando il piacere di affondare nelle mie radici.

Programmi nuovi?
Finora ho lavorato con la materia e le parole in due momenti distinti e successivi, dando un nome, raccontando le opere, una volta nate, con miei versi, frasi, scritti o composti da altri; l’idea è invece di misurarmi su un testo per creare un’immagine a partire dalle emozioni delle parole. Sto lavorando sul testo di una poetessa…



Halima

Halima
ovvero "Non bastano le parole"

Titolo originario di un racconto pubblicato nel libro calendario 365D, 2012, che oggi dedico a tutte le donne che hanno avuto il coraggio di sperare e la fede nella vita anche quando queso comporta la rinuncia estrema.
Dedicato in particolare alle donne della rivoluzione tunisina.

La luce feriva, accecante sui muri a calce. Ero estenuata ma continuavo a camminare aspirando il profumo delle spezie fino quasi alla nausea. Caldo, polvere, un frastuono di voci, ma non potevo fermarmi. Ero in fuga verso un altrove che non riconoscevo. Ad un tratto sotto un arco ho intravisto una piazzetta riparata, sarebbe stata la porta del mio altrove. Ho incrociato lo sguardo di una donna, una fessura dolente sotto il velo azzurro. Dolore e consolazione d’improvviso e mi è mancato il respiro. Non capivo. Non avevamo le parole ma i gesti del dolore sono uguali, ovunque. Ci siamo riconosciute. Era incredula Halima. Quel nome lo avrei saputo molto tempo dopo da sua figlia. Era come se mi aspettasse. Mi è sembrato un tempo infinito ma non abbiamo passato che una mezz’ora insieme e senza una lingua comune…il tempo è interminabile. Ad un certo punto ha scoperto una mano con delle bruciature e mentre il mio sguardo vi annegava riconoscendo i segni di una vita comune, mi ha messo la mano di una bambina, la sua, nella mia e mi ha allungato un biglietto dove in un francese stentato che qualcuno aveva scritto per lei c’erano più o meno queste parole. « La affido alla libertà, custodiscila e insegnale a pregare un dio, qualsiasi, ma fai che possa guardare il cielo almeno una volta al giorno.» Adesso avevo qualcuno per cui vivere e ritrovarmi. L’ho dovuta affidare ad un istituto. Una donna sola anche in Occidente non è ritenuta degna di essere madre. Avrei dovuto trovare le parole per sopportare insieme quella nuova umiliazione. Le ho promesso che sarei tornata a prenderla quando avessi incontrato un uomo degno di esserle padre. Ho studiato l’arabo e ho trovato le parole. Ma le parole non bastano. Sto ancora cercando quell’uomo...

mercoledì 7 marzo 2012

Maternità tra incubo e sogno


Maternità tra incubo e sogno

Quarto appuntamento con Cinzia Egle Moretti


Non ho ancora bambini. C’è insieme attrazione e paura per la maternità. Facendo parte del mondo dello spettacolo quello che mi fa paura p il timore di un rifiuto da parte dei committenti che mi ha portato a rinviare la scelta ed è a mio parere un sentire diffuso. Soprattutto chi, come me, è una ballerina, tende a ballare fino all’ultimo che più o meno vuol dire quarant’anni che è in qualche modo un limite anche per i figli però. In generale per un’artista il problema è di natura economica e nella precarietà generale, nel senso di incertezza, c’è il tentativo di non lasciare intentata nessuna strada. Finché si lavora si è in gioco. Tra l’altro per chi lavora con il corpo, più di tutti una danzatrice, la gravidanza è un punto interrogativo destabilizzante. E’ pensando alla maternità come ad un momento importante di approdo che ho cominciato a diversificare la mia attività. Nello stesso tempo maternità e arte hanno molti punti di contatto. In ogni caso si tratta di ‘dare’ emozioni e di donare alla comunità qualcosa, una rappresentazione o un figlio; e, nello stesso tempo, di realizzare un progetto per l’altro. Esiste a mio parere un ‘potere di trasmissione’, molto forte nell’arte come nella maternità che impone a entrambe le vocazioni la responsabilità di quello che si lascia andare.
Un brano che interpreti il suo pensiero in merito, che ha recitato o che le è caro?

Purtroppo a mio parere non esistono monologhi che esaminano profondamente la maternità. Di solito gli autori si concentrano soprattutto sulla psicologia di una donna, non tanto sul suo essere madre o forse non sono così noti. Tra l’altro mi piacerebbe che un autore si concentrasse sulla maternità come un’esperienza condivisa al 50% dall’uomo e dalla donna, molto forte, che lega certamente la coppia; non necessariamente la unisce.
Hai mai ricoperto il ruolo di madre?
Solo in una pubblicità per la Burger King,nella quale perfino una donna incinta mangiava qualcosa che a dire il vero non è salutare nemmeno in condizioni ordinarie. Mi sono sentita strana; goffa che per una danzatrice è insolito. A cominciare dal fatto che non sapevo dove tenere le mani. Mi è servito per proiettarmi in una possibile nuova immagine del mio corpo e di me stessa. Per un’artista, essendo il corpo protagonista del proprio lavoro, è importante capire come gli altri ci vedono.


Chi è Cinzia Moretti?
Attrice, danzatrice e cantante, ha un nome lituano solo perché piaceva alla mamma ed è cresciuta a Londra, dove ha mangiato pane e cultura. Fin da piccola sua madre, appassionata di teatro e curiosa, l’ha portata a teatro. La capitale inglese ha favorito la familiarità con il mondo dello spettacolo ed è così che a 6 anni ha cominciato ad andare in scena chiedendo di prendere lezioni di danza, canto e musica; poi dall’età di 10 anni ha cominciato a recitare. Ha conseguito il BSA Meisner Tecnique con Danni Du Carr; il BSA Corso di Recitazione avanzato cinematografico con Darren Bransford Workshops di recitazione diretti da Phil Shaw, Clair Breton e Lioni Kibbey. Ha preso lezioni di canto con Simone Laraway e ha conseguito il Diploma in danza con Liliana Cosi e Marinel Stefanescu presso l’Associazione Balletto Classico. Tra gli altri spettacoli è stata interprete nei balletti “Il corsaro” al London Coliseum con l’American Ballet Theatre; di “Romeo e Giulietta” sempre al London Coliseum con lo Stuggart Ballet; di “Coppelia” e della “Sagra di primavera” con il corpo di ballo del Teatro Ariosto in Tour con la Compagnia Cosi-Stefanescu.
E’ stata interprete nei musical “My fair lady” al White Rock Theatre con la regia di Leslie Adams; “Oliver” sempre al White Rock Theatre, con la regia Shaun Teberer e ne’ “I pirati di Penzance”, al De La Warr Pavilion diretta da Varina Verdin. Ha lavorato anche nella pubblicità. Suona il Pianoforte e ha una voce da soprano. Madrelingua inglese, parla spagnolo e conosce il siciliano, romano ed emiliano.

Ultimo lavoro in scena?

Ho realizzato la coreografia di “Moby Dick” a Civitavecchia, a luglio scorso, in una versione modernizzata, nello scenario naturale delle Terme a due passi dal mare.

I prossimi lavori e progetti?
Sto lavorando con un amico compositore, Marco Savatteri, per la realizzazione del musical “Cleopatra”, un classico storico in versione moderna, questa almeno la nostra ambizione. Nel frattempo sto studiando e lavorando per una trasmissione televisiva di arredamento legata alla disciplina americana del bio-design, l’applicazione della natura nella casa, nell’arredo. L’idea mi è venuta pensando ad un vuoto in questo ambito – a differenza di tanti programmi dedicati alla salute e alla cucina - e alla necessità di dare informazione e fare televisione educativa.
Un anticipo sui due progetti ai quali sta lavorando?
Troppo presto per entrambi. Per la trasmissione televisiva sto approntando un video pilota da inviare sia in Italia, sia in Inghilterra e negli Stati Uniti.

venerdì 2 marzo 2012

Campagna di raccolta fondi per il Centro Nazionale Acufeni e Patologie da Rumore


La scrittrice Ilaria Guidantoni sostiene con il suo sito e il blog la campagna di raccolta fondi per il Centro Nazionale Acufeni e Patologie da Rumore curata per la comunicazione da Cecilia Brizzi Comunicazione.

A.I.R.S. Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità - ONLUS

Fino a Domenica 4 marzo si può contribuire alla realizzazione della nuova struttura dell'A.I.R.S. con un sms da 2 euro al 45506 o chiamata da rete fissa.

Presentazione 365D



1 marzo 2012, 365 giornate di donne
Il 29 agosto è raccontato da Ilaria Guidantoni

SALTinARIA.it
365D, un anno con trecentosessantacinque donne e le loro giornate

News cultura
Venerdì 02 Marzo 2012 07:57


365D
TRECENTOSESSANTACINQUE GIORNI DA DONNA


“Ed è sorprendente, per chi lo avesse nel frattempo dimenticato, quanto possano essere belle tutte, le donne, invece, dove la bellezza è sempre – sempre - nella diversità, nei capelli bianchi e nelle rughe, nella pelle color oliva e in quella candida, nelle guance paffute e in quelle ossute. Nella diversità, dunque nella diversa identità. Nell’essere ciascuna un mondo, proprio quello e nessun altro, un mondo che non somiglia a nessuno”
>Concita de Gregorio
Un libro fotografico e due mostre per un progetto dedicato alle 365 facce della donna.
Un anno con 365 donne, un calendario fotografico in cui ogni giorno una donna ci racconta una storia, la sua giornata particolare. Un libro che ci accompagna per un anno intero, con ritratti intensi e storie reali, una voce unica formata da un coro di 365 voci diverse ma ugualmente forti. 365D Trecentosessantacinque giorni da Donna è un progetto nato da un’idea di Marzia Messina insieme al fotografo londinese Sham Hinchey, autore delle immagini del libro, e a Claudio Conti, che ha curato la parte grafica. Il progetto si avvale del patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità, dell’Assessorato alla Cultura, Arte e Sport della Regione Lazio, dell’Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma e di Roma Capitale.
365 sono le donne ritratte, scelte tra volti noti e non, ognuna con una sua storia. Attrici, giornaliste, libere professioniste, studentesse, nonne, mamme, senza limiti di età e di provenienza, sono le protagoniste di un progetto che parla di donne reali; tra loro Maria Grazia Cucinotta, Lella Costa, Rosanna Banfi, Erminia Manfredi, Elisabetta Rocchetti, Giulia Bevilacqua, Franca Fendi, Momo e molte altre ancora.
Il progetto, è stato possibile grazie al contributo di Carefree (brand Johnson & Johnson).
L’importanza dell’accordo viene sottolineata da Gaetano Colabucci, Amministratore Delegato di J&J: “Carefree, title sponsor del progetto 365D, da sempre è vicino alle donne che vogliono sentirsi libere e pienamente se stesse. Questa vicinanza avviene attraverso la capacità di Carefree di rivolgersi a coloro che vogliono ottenere il massimo dalla propria vita, ogni giorno, a partire dalle piccole cose anche attraverso un prodotto che permetta loro di vivere in libertà, sicurezza e freschezza ogni momento della giornata.
Un brand che, cosciente dell’importanza del benessere e della salute, ha sempre prestato attenzione al tema della prevenzione sostenendo il lavoro encomiabile della Susan G. Komen Italia, l’associazione non profit per la lotta ai tumori del seno, che il progetto 365D care&free sosterrà devolvendo i proventi della vendita del libro fotografico.”
E il forte legame che unisce l’azienda al mondo femminile è ribadito da Barbara Saba, Direttore Generale della Fondazione Johnson & Johnson: “Il messaggio che scaturisce da questo progetto è molto forte: aiutare le donne attraverso le donne. Donne normali che raccontandosi quotidianamente contribuiscono a sostenere la lotta contro i tumori al seno. E’ un cammino che bene si unisce al percorso della nostra Fondazione da sempre orientata ad accrescere la qualità di vita delle comunità in cui opera, collaborando con istituzioni e organizzazioni senza scopo di lucro come Susan G. Komen Italia. Un’associazione con la quale collaboriamo da tempo e che ci regala grandi soddisfazioni per i risultati e progetti che negli anni sono riusciti a concretizzare”.
“Nei 365 giorni dell’anno, più di 1.300.000 donne nel mondo sviluppano un tumore del seno, con una incidenza in continuo aumento. - afferma il prof. Riccardo Masetti, Presidente della Susan G. Komen Italia che opera in Italia dal 2000 nella lotta ai tumori del seno, e che dal 2000 organizza la corsa di solidarietà Race for the Cure - Solo in Italia, per il 2012, sono previsti oltre 40.000 nuovi casi con una diagnosi ogni 15 minuti. Sono certo che grazie a questo progetto ed alla forza positiva delle tante donne che hanno scelto di raccontare un frammento della propria vita in questo libro, nasceranno nuove opportunità per incrementare la lotta ai tumori del seno e contribuire a rendere questa malattia sempre più curabile attraverso i nostri programmi di promozione della prevenzione e di educazione alla salute del seno che svolgiamo in tutta Italia.”
Dal volume, edito da Silvana Editoriale, è nata l’idea di esporre i ritratti in due mostre fotografiche che si terranno in due città: a Roma presso gli spazi della Centrale Montemartini dal 1 al 25 marzo 2012 e a Milano presso lo Spazio Forma dal 29 maggio al 17 giugno 2012. Una galleria di 365 ritratti +1 (il 2012 è un anno bisestile) accompagneranno i visitatori in un viaggio tutto al femminile lungo un anno.

365D TRECENTOSESSANTACINQUE GIORNI DA DONNA – LE MOSTRE

ROMA – CENTRALE MONTEMARTINI
TITOLO 365D TRECENTOSESSANTACINQUE GIORNI DA DONNA
DATE 2 – 25 MARZO 2012
LUOGO CENTRALE MONTEMARTINI
INAUGURAZIONE: GIOVEDI 1 MARZO 2012 ORE 18.30
INDIRIZZO VIA OSTIENSE 106 – 00154 ROMA
ORARI MARTEDÌ-DOMENICA 9.00-19.00 (LA BIGLIETTERIA CHIUDE MEZZ'ORA PRIMA)
CHIUSO LUNEDI
INGRESSO: INTERO € 5,50
RIDOTTO € 4,50
MILANO – SPAZIO FORMA
TITOLO 365D TRECENTOSESSANTACINQUE GIORNI DA DONNA
DATE 29 MAGGIO -17 GIUGNO 2012
LUOGO SPAZIO FORMA
INAUGURAZIONE: MARTEDÌ 29 MAGGIO 2012
INDIRIZZO PIAZZA TITO LUCREZIO CARO, 1 MILANO
ORARI MARTEDÌ-DOMENICA 10.00 – 20.00; GIOVEDI E VENERDI 10.00 – 22.00
CHIUSO LUNEDI
INGRESSO: GRATUITO
www.365d.it

giovedì 1 marzo 2012

Maternità tra incubo e sogno





Terzo appuntamento con FRANCESCA MILANI

La maternità per me è un incubo; ne ho il terrore; la giudico al di sopra delle mie possibilità emotive. Credo di non essere ancora pronta per gestirne la portata emotiva. Non mi sento all’altezza e nello stesso tempo ho il timore dello spazio vitale e mentale che potrebbe prendersi in me. E dico tutto questo aggiungendo: purtroppo.

Ha mai ricoperto ruoli di madre in uno spettacolo?

Una volta, a teatro, nella pièce “Per sommi capi” dove c’è un passaggio di testimone dalla nonna alla nipote. Una ragazza – anch’io avevo qualche anno in meno - ritrova delle lettere della nonna delle quali non era a conoscenza. Le svelano il sapore della maternità e alla fine anche la ragazza, sebbene molto giovane, resta incinta. La scena si conclude con la protagonista che si accarezza la pancia. Mi spiace solo di aver interpretato questo ruolo in un momento nel quale forse non ero pronta a cercare un senso, almeno mentalmente. Recitai proprio per questo probabilmente con un certo distacco e spensieratezza. Vedevo la maternità come qualcosa di lontano e distante da me. Oggi sarebbe diverso: sentirei maggiormente la parte ma forse anche la sofferenza.

Un brano che interpreti il suo pensiero in merito, che ha recitato o che le è caro?
Penso a quanto scritto da Umberto Galimberti nel suo “Mito della giovinezza” dove evidenzia che con la maternità si dilata lo spazio della donna fisicamente, per accogliere il bambino, mentre si restringe quello emotivo. All’uomo, non preposto ad accogliere nel corpo, si chiede di accogliere nell’anima sostenendo la donna. E questo non è così diffuso.

Chi è Francesca Milani?
Attrice di teatro, cinema e televisione, ha frequentato il Corso diretto e condotto da C. Censi e I. Del Bianco nel 1992-93; quindi il Tirocinio all’Accademia Silvio D’Amico e a seguire il Corso diretto e condotto da G. Colli e G.B. Diotajuti; poi il Corso di doppiaggio Studio 23 M.Gallo, R.Savagnone, L.Biella, V.Stagni e ha seguito un Seminario di recitazione e studio approfondito su Moliére, condotto da Mario Scacci. Ha ottenuto la Borsa di studio “Cinecittà Campus” (R. Torrebruna—U. De Vita) per il 2004-2006. Conosce i dialetti romanesco, siciliano, umbro-marchigiano, romagnolo, pugliese, milanese, napoletano, piemontese, veneto, sardo e il vernacolo toscano.
Al cinema ha lavorato ne’ “La patente” di L. Pirandello, con la regia J. Giaconi; a teatro si ricordano alcune commedie di Plauto e “C’è posta per tre” di Lapi e Colasant, con la regia dello stesso Lapi. Inoltre in televisione, tra l’altro per “Fermata d’autobus” su FX (Sky); ha lavorato anche in radio dal 2008 al 2011 in “Pelo e contropelo” con Pippo Pelo a Radio Kiss Kiss.

Ultimo lavoro in scena?

Al Teatro Parioli nel 2010 in “Mettetevi nei miei panni”scritto e diretto da Antonio Giuliani, nel quale ho ricoperto cinque ruoli diversi con un tono comico.

I prossimi lavori e progetti?

Sto finendo di scrivere con Danilo De Santis “La strana cotta” che sarà in scena dal 10 al 22 aprile al Teatro Petrolini di Testaccio (a Roma), un’altra pièce nella quale ricoprirò diversi ruoli.

Un anticipo?

E’ un testo comico anche se ci sono risvolti seri. E’ nato dall’amicizia con questo attore e dalle nostre reciproche confidenze amorose. Lo sforzo maggiore è proprio di raccontarsi senza essere autoreferenziali, rappresentando il passaggio di uomo da una serie di storie “mordi e fuggi” alla ricerca di una stabilità affettiva, un percorso non lineare, anche perché lungo questo cammino si affacciano e si intromettono una serie di personaggi, dalla cameriera alle ex fidanzate.

Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata", 16 maggio 2012, libreria N'Importe Quoi, Roma

Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata", 16 maggio 2012, libreria N'Importe Quoi, Roma
Ilaria Guidantoni insieme all'attore teatrale Giuseppe Bisogno, che ha curato le letture, e al musicista Edoardo Inglese, autore di una selezione di brani musicali

"Tunisi, taxi di sola andata" a Milano, 19 aprile 2012

"Tunisi, taxi di sola andata" a Milano, 19 aprile 2012
Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata a Milano", libreria Milano Libri. Insieme all'autrice, Ilaria Guidantoni, il presidente del Touring Club Italiano, Franco Iseppi, e Laura Silvia Battaglia, inviata esteri di Avvenire. Letture a cura dell'attore Michele Mariniello

Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata", libreria N'Importe Quoi di Roma, 13 aprile 2012

Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata", libreria N'Importe Quoi di Roma, 13 aprile 2012
Ilaria Guidantoni ospite di RADIOLIVRES, con Vittorio Macioce, caporedattore de' Il Giornale, ed Edoardo Inglese,"musicante", in una serata di parole e musica

Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata" presso il Rotary Club di Marina di Massa, 29 marzo

Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata" presso il Rotary Club di Marina di Massa, 29 marzo
L'autrice tra Lorenzo Veroli, il Segretario del Club e Chiara Ercolino

Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata" presso la libreria Griot di Roma, 28 marzo 2012

Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata" presso la libreria Griot di Roma, 28 marzo 2012

Presentazione "Tunisi, taxi di sola andata", Roma, Sala stampa Camera dei Deputati, 28 marzo 2012

Presentazione "Tunisi, taxi di sola andata", Roma, Sala stampa Camera dei Deputati, 28 marzo 2012
Insieme all'autrice, Ilaria Guidantoni, l'on. Elisabetta Zamparutti (Radicali Italiani) e il giornalista tunisino Salah Methnani, inviato di Rainews24

Giovedi 1° marzo 2012, alla Centrale Montemartini di Roma, dalle ore 18.30 presentazione di "365D"

Giovedi 1° marzo 2012, alla Centrale Montemartini di Roma, dalle ore 18.30 presentazione di "365D"
Marzia Messina, ideatrice del progetto e realizzatrice per "Prima che sia buio" della foto dell'autrice

Il fotografo di 365D Sham Hinchey

Il 29 agosto di 365D

Con Raffaella Fiorito, mia vicina di calendario

Presentazione di "Prima che sia Buio", Galleria d'arte Barbara Paci, Pietrasanta, 16 Luglio 2011

Presentazione di "Prima che sia Buio", Galleria d'arte Barbara Paci, Pietrasanta, 16 Luglio 2011

Metti una sera d'estate, prima che sia buio...

"Prima che sia buio" incontra l'arte alla Galleria Barbara Paci di Pietrasanta

Ilaria Guidantoni e Barbara Paci

La scrittrice con i genitori

La scrittrice tra Daniela Argentero e Barbara Paci

La scrittrice tra gli amici

Leggendo "I giorni del gelsomino" con il pittore Agostino Rocco

Leggendo "Colibrì"

L'autrice con Agostino Rocco

A Jorio, dedicato a Pistoia, alla Toscana e a una città d'arte

Tra Firenze e Pistoia

Con il pittore Agostino Rocco tra parole e immagini