mercoledì 25 aprile 2012

Femminile Singolare, Bianca Berlinguer - Teatro Argentina (Roma)

Da Saltinaria.it Mercoledì 25 Aprile 2012 15:30
Martedì 24 aprile al Teatro Argentina, Bianca Berlinguer, direttore del Tg3, è stata la quarta protagonista della rassegna “Femminile Singolare”, ciclo di incontri ideato e condotto dalla giornalista del Corriere della Sera Emilia Costantini, dedicati all’universo femminile per raccontare, attraverso le voci delle protagoniste della nostra scena sociale, la sfida quotidiana di coniugare responsabilità, desideri, opportunità e aspirazioni. Dopo la regista e sceneggiatrice Cristina Comencini, l’attrice Monica Guerritore e il direttore di Rai Educational Silvia Calandrelli, ora tocca a una giornalista che dirige un telegiornale, il Tg3, raro caso nel panorama mediatico italiano. Si apre così un nuovo capitolo nell’ambito della discussione sull’universo femminile, dove convivono impegno lavorativo e famiglia, amore materno-coniugale e desiderio di affermazione professionale, cuore e ragione. Un capitolo particolarmente significativo perché il ruolo dirigenziale della Berlinguer sconfina in un campo tradizionalmente appaltato ai colleghi uomini. Bianca, primogenita dei quattro figli del leader del Partito comunista italiano Enrico Berlinguer, ha fatto una lunga gavetta. Dopo la laurea in Lettere, ha iniziato la sua carriera nella carta stampata, per poi approdare al piccolo schermo prima come redattrice di Mixer, poi in pianta stabile nella redazione del Tg3, di cui è diventata direttore nel 2009 e dove conduce anche l’approfondimento notturno Linea notte. E’ stato quindi particolarmente interessante conoscere le difficoltà che la Berlinguer, nonostante il cognome che porta, ha incontrato nella sua carriera, dovendosi misurare con il competitivo mondo maschile. Difficoltà lavorative e ambizioni professionali, che anche Bianca deve necessariamente coniugare nella quotidianità con la sua vita privata di donna e di madre. Rievocando la propria formazione la giornalista ha parlato del dialogo spesso difficile tra cuore e ragione, sottolineando l’importanza di non lasciarsi prendere la mano dai sentimenti e dalle emozioni per avanzare nel cammino. Con qualche rimpianto? “Avere avuto una figlia sola, per scelta, perché malgrado gli aiuti, il mio lavoro non lascia grandi margini di tempo. Oggi mi dispiace, soprattutto per lei”. Ma in fondo ammette che conciliare pubblico e privato è possibile, come dimostra anche qualche confessione della sua vita privata, basta trovare chi è disponibile a fare qualche concessione. Una certa amarezza traspare invece guardando le colleghe più giovani, che definisce più svogliate, forse in un ritorno alla casa, meno proiettate sulla propria realizzazione e che forse Bianca legge come un passo indietro. Probabilmente i sogni e le aspettative del lavoro si sono molto ridotte, mortificando le aspirazioni delle giovani. E a proposito di quote rosa? “Quando ero più giovane pensavo che non fosse la strada; mentre oggi mi rendo conto che non sono la soluzione ma uno strumento utile e necessario magari da adottare a tempo determinato, per favorire un accesso paritario alle opportunità”. Su questo aspetto il dibattito si accende sulla prospettiva di una riduzione della casta con le donne ai posti di comando ma Bianca Berlinguer non si lascia emozionare e risponde che anche le donne sanno essere competitive, aggressive e scorrette, se non addirittura violente. E’ solo che finora hanno avuto meno spazio. Il discorso si porta addirittura, con alcune domande provocatorie da parte del pubblico, sul ruolo delle donne nelle rivoluzioni, dal terrorismo al brigatismo, e gli esempi hanno dimostrato e dimostrano che l’essere madre non mette al riparo dai ‘cattivi comportamenti’. Il mio pensiero corre alle attentatrici di alcune tendenze del mondo islamico che arrivano perfino a procreare per creare bombe umane. A tal proposito da leggere assolutamente “L’attentat” (tradotto con l’espressione riduttiva de’ “L’attentatrice”).

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