LIBRI14 settembre 2016
“Torniamo al valore del pudore”, Ilaria Guidantoni sul caso della ragazza
suicida per il suo video hard diffuso in rete

La scrittrice, che si
occupa di problemi legati alla corporeità, disagi affettivi e disturbi del
comportamento alimentare, analizza la triste vicenda dal punto di vista
psicologico e umano…
MILANO – “Torniamo al
valore del pudore, non dobbiamo confondere il virtuale con la realtà affettiva,
non giochiamo con la nostra intimità e non prendiamo come esempi d’amore quelli
proposti dai media attraverso fiction e videogiochi.” E’ questo il messaggio
che vuole lanciare la scrittrice Ilaria Guidantoni in merito al dramma di Tiziana C., la ragazza che si è suicidata per un suo video hard diventato
virale prima su Whatsapp e poi sui social network. La
scrittrice, che si occupa di problemi legati alla corporeità, disagi affettivi
e disturbi del comportamento alimentare, analizza la triste vicenda dal punto
di vista psicologico e umano.
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quella giusta?
“L’episodio ci rivela
un disagio sociale e psicologico abbastanza complesso. In premessa, mi preme
sottolineare come la tendenza al suicidio, come han sottolineato altri
psicologi per casi analoghi, sia indipendente dal fatto. Ciò però non ci deve
deresponsabilizzare. Ci sono due poli: uno è la concezione del proprio corpo,
l’altro è quello affettivo. Appiattendo l’affettività si esalta la corporeità,
ma il corpo non è che la punta dell’iceberg di un fenomeno più complesso.
Spesso il nudo del proprio corpo rivela un disagio ben più profondo: lo è sia
nel tema alimentare che in quello erotico. L’ossessione per la bellezza è sintomo
dell’inedaguetatezza dell’io.
Nel caso specifico,
c’è una povertà intrinseca nel rapporto umano: un video privato di una persona
a cui si è legati affettivamente che viene poi diffuso su whatsapp e sui social
porta in luce non tanto un comportamento eticamente discutibile, quanto
qualcosa di ben più profondo e sgangherato nell’io. Usare se stessi in un video
per fare dispetto a un altro ci pone un interrogativo importante: se vale la
pena non solo di usare il proprio corpo, ma anzi di usarsi, ovvero sottostare a
certi criteri anche quando si pensa di ribellarsi a delle logiche comuni.
Apparentemente si afferma la propria libertà, ma di fatto ci si sottopone allo
stesso criterio. Usare sessualmente e strumentalmente la propria libertà è un
boomerang rispetto all’io. Esiste un problema di gestione, di solidità, di
autostima che viene a mancare.
Altro fronte riguarda
l’uso dei social network, con questa comunicazione mediatica che non crea
democrazia e libertà di pensiero, ma fa da cassa di risonanza, capace di
deformare, ingigantire anche una piccola cosa come un capricccio, un’intimità
vissuta sopra le righe che, quando diventa patrimonio pubblico, non è più
gestibile dal singolo. E’ evidente l’uso strumentale e sbagliato che si fa ma,
giornalisticamente parlando, quando rendi pubblica una notizia si ha il dovere
e la libertà di usarla. Il problema è tutelarsi prima e fare attenzione quando
ci mettiamo in mostra sui social o in chat, perché non valutiamo cosa arriva a
chi arriva, ed a volte un gesto può apparire molto diverso rispetto alla
realtà, a seconda del contesto nel quale viene diffuso.
Pensiamo al rapporto
intimo come ad un rapporto a due, ma le persone sono mediate socialmente e
familiarmente ad una serie di interazioni che non percepiamo. Una relazione
personale ed intima può diventare un fatto sociale. In questo i social network
sono deleteri: occorre ritornare al senso del pudore: la coppia e l’intimità va
difesa e tutelata in primis da noi stessi. Ciò che viene spettacolarizzato in
una coppia è sintomo di debolezza del rapporto”.
14 settembre 2016
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